Elogio del "non so"
“L’ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante non so” spiegò Wislawa Szymborska durante il discorso tenuto in occasione del suo Nobel per la Letteratura.
Pensiamo che l’ispirazione passi dalla padronanza assoluta delle cose del mondo, confondiamo la conoscenza con la certezza e non capiamo che il sapere è soltanto il trampolino dell’ispirazione: più è elevato, più il salto della scoperta potrà essere straordinario, a patto di conoscere i propri limiti.
Il fatto è che sappiamo molto poco del mondo che ci circonda, e accorgerci di quanto ignoriamo può essere devastante, può farci perdere in un attimo la terra sotto ai piedi.
Possiamo salvarci solo se adottiamo quelle due paroline “piccole ma alate”, come le definiva Szymborska: “non so”.
“Parole che estendono la nostra vita in territori che si trovano in noi stessi e in territori in cui è sospesa la nostra minuta Terra”.
Se ci accorgessimo di essere dei mortali in viaggio su un pezzo di roccia lanciata nello spazio attorno al Sole a quasi centosettemila chilometri l’ora, potremmo sostenere questa devastante meraviglia facendo nostro il “non so” della poetessa polacca.
Ma è sicuramente così?
Non so.